Le similitudini di Dante e altri saggi di letteratura medievale e rinascimentale
di C. S. LEWIS

18,00

Le similitudini di Dante

e altri saggi di letteratura medievale e rinascimentale

di C. S. LEWIS

a cura di Walter Hooper

Traduzione di Annalisa Teggi

Prefazione di Silvia Guidi

€ 18 – Pagg. 312

Collana: Ottante

ISBN  9791281116023

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Descrizione

«Ho vissuto per quasi sessant’anni in compagnia di me stesso e del mio secolo e non sono così attaccato a entrambi da non voler dare un’occhiata a un altro mondo». È con quest’ipotesi che C.S. Lewis ci accompagna a esplorare altri mondi, molto lontani nel passato eppure dalla voce per nulla spenta. Il ciclo arturiano, i cieli di Dante, i boschi di Tasso, i cavalieri e le fate di Spenser sono presenze che si riempiono di vita attraverso le riflessioni profonde, le indagini scrupolose, le intuizioni brillanti del professor Lewis. Se in questi saggi l’autore mostra il suo alto profilo di studioso, lo fa a partire dallo stesso entusiasmo con cui un bambino si dedica anima e corpo ai suoi giochi preferiti. In compagnia di altri mondi s’impara uno sguardo libero e audace sul presente. Il Medioevo, lungi dall’essere un tempo cupo, ci parla con la tempra di Dante, «l’energia serena, instancabile ed esultante di una mente logica che si mette a ordinare un’enorme massa di dettagli eterogenei con grande passione e dà loro unità».

Il lettore coraggioso che decide di stare al passo di Lewis calandosi nell’esplorazione testuale di questi capolavori letterari, tanto precisa nei dettagli eppure capace di un’universalità che tocca l’assoluto e il quotidiano, ne uscirà col desiderio che l’avventura, lo stupore per la realtà, le fondamenta meravigliose del mondo e del cielo tornino a rinvigorire le speranze tiepide dell’uomo contemporaneo.

«Quello che non smette di affascinare Lewis è la vivida concretezza dei personaggi che affollano la Commedia,

Divina ma anche umanissima. “Di sicuro in un poema dedicato al Paradiso ci si aspetta di sentir parlare molto spesso di vesti bianche e corone dorate, invece salta fuori che Dante non pensa affatto a cose del genere. L’immagine della corona ricorre una volta, è la ghirlanda in Paradiso, XXXII, 70 e l’attenzione è tutta sul colore che è perfettamente intonato a quello dei capelli di chi la indossa. Il significato allegorico ci porta a notare che ogni anima redenta non sperimenta tanto la beatitudine, ma una sua beatitudine assolutamente unica. Poco prima, compare un anello e anche in questo caso l’attenzione è sul fatto che si adatta perfettamente al dito che lo porta. Qualcosa su misura, che avvolge ed è calzante, ecco il punto”. Da questo tema – con la vita terrena, Dio prepara qualcosa di “su misura” per ciascuno di noi – scaturirà una definizione precisa, sintetica, ragionevole, filosoficamente argomentata e sorprendentemente bella di paradiso: “State pur certi che tutti i

particolari della vostra individualità non sono un mistero per Lui e un giorno non lo saranno neanche per voi […]

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